26/10/2010

Vita che bruci un attimo di vita all’Universo
illusione di un tempo, indistinto, poi, perso.
Quanta gioia negli occhi, per quei volti certi
perpetuati, espressivi, così uguali e diversi.
Cosa da senso a un palpito così breve e violento
se non spiegarsi il misero passar di ogni evento
Ricordi che ti prendono, la rabbia e la dolcezza,
dov’è finita ormai quella cara carezza
E quella notte lunga con mille luci spente,
baluginio di voci, ancora, nella mente
Quell’amico che amavi, prima di gioventù,
perduto per sempre ma, ti manca di più.
Eppur senti il disprezzo di un saluto mancato
irridente presenza di un tempo ormai sbagliato.
E quegli occhi di donna approfonditi e veri
ricerca continua laddove tu non c’eri.
Quando vedesti il mare tranquillo e tutto intero
fuggisti al balzo, anelito, del tuo primo pensiero.
Quella chioma canuta, riversa, disperata,
la mano si confonde pietà rimuginata.
Amore disperato, rimani lì a parlare,
stringi un abbraccio, effimero, al dì testimoniare.
L’orgoglio e l’umiltà, ardore e carità
Ti sento e non ti vedo mia amata bontà.
Bontà rinuncia, al fragile, possesso, di ogni cosa
non si stanca, ma all’alba, della luce, nuova, riposa
Riposa ancora un attimo prima di tarda sera
di quella ricompensa al fine, in fondo, spera
Bambino impannucciato dai tuoi primi pensieri,
quando perdesti i sogni era domani o ieri?!
Dammi la mano, vita, solo non mi lasciare
Rimani ancora un attimo, non debba disperare
Disperazione prende se prolunga l’inverno,
se non riesci a esprimere, del tuo senso l’eterno.
Disperazione fugge se progetti mai domo
Se fino in fondo fai il tuo dovere d’Uomo
L’Uomo fa di virtù, la sua prima premessa,
in fin dei conti un lascito di infinita scommessa.
Vita che vivi un attimo, ma che sai perpetuare,
la dignità risiede nel senso a rassegnare.

Giacomo Basso
 

“A Vincenzo Rea e Marco Tullio Monticelli”



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