29/07/2018

Pietro Mascagni era livornese figlio di un fornaio, con quattro fratelli, orfano della mamma a soli dieci anni.
Dei cinque figli l’unico era Pietro desideroso di apprendere gli altri lavoravano al forno.
Di tutti gli studi predilige la musica delle arti la più ineffabile e sfuggente.
A vent’anni va al conservatorio di Milano, dove fa’ amicizia con il grande Giacomo Puccini, ma dopo tre anni per forti divergenze con il direttore si ritira e comincia il suo peregrinare abulico, rassegnato e neghittoso come direttore di operetta.
Il destino ha previsto per Lui l’approdo a Cerignola un Paese amante della musica. Nasce immediato il feeling tra il Maestro e quella gente verace. E’ l’Italia Umbertina, non ci sono mezzi di diffusione, l’analfabetismo è altissimo, ogni piccolo centro ogni villaggio è “un regno” con le sue regole e suoi umori ma con le sue emozioni. Questo livornese cocciuto è apprezzato e adottato anche perché la gloria nazionale è il melodramma e Lui sembra essere un potenziale di successi, vivente.
Tempo prima a Genova aveva incontrato per caso quella che sarebbe diventata sua moglie, Lina, una ragazza orfana e sincera e insieme perdutisi nei vicoli erano giunti al porto dove avevano visto tanti siciliani dolenti e orgogliosi in attesa dell’imbarco per le Americhe: poveri emigranti, dal destino incerto, ma dal retaggio superbo intonanti melodie antiche. Quanto avrebbero inciso nel destino del Maestro quelle genti e quei retaggi gloriosi.
Fu proprio Lina che aveva con se per lettura il romanzo Cavalleria Rusticana, a far pensare al testardo Pietro che si era “fissato” con il Ratcliff a buttar giù di getto sul testo di Verga l’opera che lo ha reso immortale, ancor più quando vide al Manzoni di Milano la rappresentazione teatrale con Eleonora Duse e ne rimase impressionato.
Davanti alla commissione giudicatrice cantò e suonò l’opera e conquistò i Giudici. Il 17 maggio del ’90 la “Prima” al Costanzi di Roma (l’attuale teatro dell’0pera) fu un trionfo davanti alla Regina Vittoria.
Il Maestro volle a tutti i costi, e qui c’è tutto l’uomo e il Suo livello nobile, che la rapprentazione della Cavalleria avvenisse subito dopo nella Sua Cerignola. Lui stesso la volle dirigere tra il tripudio e la commozione di quella Sua gente.
A Cerignola, aveva tanti amici molti dei quali concentrati nella Barberia del Paese dove il Titolare, Fiorello, era un grande sostenitore e amico del Maestro. Fiorello e gli altri amici lo avevano sostenuto nelle difficoltà erano arrivati “alle mani” quando altri nel Paese non volevano più sostenerlo, Fiorello gli era stato vicino quando aveva perso il bambino , il primo, nato con uno scompenso cardiaco. Questa tragedia probabilmente aveva suggerito l’ispirazione al Maestro dallo struggente coro della Cavalleria :”Esultate il Signor non è morto”. La Cavalleria aveva fatto un mito di Mascagni , tutto il resto è cronaca di un Italia che fu . Le liti violente con D’Annunzio seguite da rappacificazioni e collaborazioni .
Il concerto funebre al Pantheon, per l’esequie dal suo Re, che il Maestro diresse, dicono le cronache, con impeto e commozione con rispetto e rimpianto.
Il grande amore ,proibito, ma immortale, perché vero, con Anna Lelli , gli ingredienti di questa vita anonima, le Arti, gli amori,gli impegni e le passioni , i sacrifici e i successi, le liti e le riappacificazioni i regni e le miserie e l’amicizia che quando è vera attraversa tutto questo e se è artigiana è più vera. Perché gli artigiani sanno essere veri amici, fidati.



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