18/07/2017

da LIBERTA' SICILIA

Mentre la disoccupazione giovanile esplode oltre il 60 per cento e non si vedono vie d’uscita da questo tunnel maledetto, aspettando il decreto dell’assessore regionale delle Attività produttive, Maria Lo Bello, che non arriva mai, per l’insediamento del Consiglio della Camera di commercio Sicilia Sud Est (Catania, Siracusa e Ragusa), sul pasticciaccio brutto della riforma camerale le polemiche sono come gli esami di Eduardo: non finiscono mai. 
Signori, è questo il rovello dell’estate siracusana: accorpare o no le Camere di commercio di Siracusa, Ragusa e Catania? Il resto è come il paradiso di quel film: può attendere. E la cosa più pasticciata di questo pasticciaccio è il fatto che ora, per Siracusa, coloro che contestano l’accorpamento sono gli stessi che nel febbraio 2015 lo deliberarono. Perché? “Perché hanno sbagliato i conti – afferma il presidente di Casartigiani, Michele Marchese, sempre caustico ma sempre realista e con i piedi saldamente piantati a terra. – Pensavano di trovarsi in maggioranza e invece si sono trovati in minoranza. Ma nelle cose serie questi balletti sono inammissibili.
“Questi signori votarono per l’accorpamento – ricorda Marchese. – Io votai contro. E fui aggredito. Ora che tutto è compiuto i ruoli s’invertono. E infuria la polemica. Ma questa polemica non serve più. Come non serve il temporeggiamento dell’assessore Maria Lo Bello.
“Devo, fra l’altro, ricordare – aggiunge – che non credo nello scioglimento della cosiddetta Supercamera per diversi motivi. Il più importante: Ragusa e Siracusa non hanno le 75mila imprese attive iscritte al REA che la legge attuale richiede. Ricordo il significato della sigla REA: Registro Esercenti Attività, e quindi non vi si possono elencare imprese “inattive”.
“Oltre tutto – sottolinea Marchese - oggi nessuno vuole la Camera di Siracusa per le sue condizioni economiche e organizzative: oggi qui ci sono appena 17 dipendenti e la cassa è quasi vuota”.
Come si è arrivati a questo punto? La domanda è ineludibile. Ed è rivolta agli amministratori i quali in questo stato hanno lasciato la Camera di commercio di Siracusa che ora difendono. Ma è una domanda che rimane senza risposta.
Come senza risposta, nel merito, a parte i conti sbagliati, rimane la domanda sul voto favorevole all’accorpamento: come possono coloro che ieri votarono per l’accorpamento protestare oggi perché questo accorpamento avviene?
Aleggia sempre su queste vicende l’obiezione ormai consueta: come si può consentire a Catania di mettere le mani su tutto, a cominciare dall’Autorità portuale di Augusta per continuare ora con la Camera di commercio di Siracusa? Ma la risposta è sempre la stessa: tutto merito della classe dirigente catanese e demerito della cosiddetta classe dirigente siracusana.
Fra l’altro la vicenda camerale è ben poca cosa rispetto alla capitolazione ormai consumata per il porto di Augusta.
Anzi, a questo punto, non possiamo non ricordare un’altra vicenda: quella dell’Inda, la cui gestione è stata consegnata dal sindaco, che per statuto ne dovrebbe essere il presidente, nelle mani del commissario Pier Francesco Pinelli. Niente più sindaco presidente, niente più consiglio di amministrazione con rappresentanza della città di Siracusa, niente più Siracusa nell’Inda che di Siracusa era (e non può non rimanere!). Tutto nelle mani del commissario mandato dal ministro. Ma è stato lo stesso sindaco che, dimettendosi da presidente dell’Inda, ha chiesto al ministro Franceschini, la nomina del commissario straordinario. Che vogliamo di più? In effetti una cosa vorremmo: che, prima o poi, meglio prima che poi, sulla vicenda Inda si scoperchiasse il pentolone.
E non parliamo d’altre vicende, come gettonopoli, assuntopoli, e via discorrendo. Ma torniamo alla Camera di commercio. Com’è possibile che gli stessi componenti del Consiglio camerale che nel febbraio 2015 votarono l’accorpamento con Ragusa e Catania oggi vogliano il contrario? Ma è pensabile che un ministro, qualunque sia il suo nome, revochi un decreto a comando di coloro stessi che glielo avevano sollecitato?
Rimane il problema dei problemi di questa città e di questa provincia: non abbiamo più una classe dirigente degna di questo nome.
Giusto per dirne una: sulle vicende dell’Inda, dell’Autorità portuale e della Camera di commercio, dov’erano e dove sono tutti i parlamentari, sia regionali che nazionali, di questa provincia? Tutti “impegnati altrove” (si fa per dire), tutti impegnati a tenersi stretti poltrone, poltroncine e strapuntini, sempre attenti a una sola cosa: non disturbare il conducente, nella sola preoccupazione che il conducente possa toglier loro poltrone, poltroncine e strapuntini. Suvvia, siano seri una volta tanto.
Ma torniamo alla vicenda camerale. “Ricordo a coloro che hanno scarsa memoria – sottolinea Michele Marchese - che a febbraio del 2015 ho votato contro l’accorpamento con motivazioni serie. Fui aggredito, verbalmente, da coloro che oggi ne sostengono lo scioglimento. E il perché è chiaro: paura delle carte in archivio”.
Le parole sono pietre ha scritto Carlo Levi. E pietre pesanti, macigni, sono queste parole di Marchese. E allora? “Allora – afferma Marchese - mi affido al mio migliore amico: il tempo”. E vabbè. Il tempo farà pure giustizia di polemiche, menzogne e verità. Ma intanto ci sono circostanze che pesano: i debiti della Camera di commercio di Siracusa, per esempio.
Vero è che in questo Paese è ormai invalsa l’abitudine che, tanto, prima o poi, paga tutto Pantalone. Ma è vero altrettanto che così non può durare. Tanto più se diamo un’occhiata (e dobbiamo) a quel che accade nel mondo del lavoro. Anzi, del lavoro che non c’è. Tutti preoccupati in Italia perché l’Istat certifica una disoccupazione giovanile che ha superato la media nazionale del 37 per cento. Ma qui, da noi, la disoccupazione giovanile ha superato il 60 per cento. E non da ora. Ma chi ne parla? Nessuno. O quasi.Preme parlare invece del pasticciaccio camerale. Che pasticciaccio era e pasticciaccio rimane. Ma chi l’ha generato questo pasticciaccio? E chi paga per questo pasticciaccio? E per gli altri pasticciacci, come Inda, Autorità portuale, e via discorrendo? Si vedrà. 
Per ora c’è un solo dio che impera: è praticamente cominciata la campagna elettorale per la Regione, prima, e poi per il Comune. E tutto il resto? “Quisquiglie, pinsellacchere" ” diceva Totò.

 



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