12/04/2018

Le centrali dell’artigianato lanciano l’allarme: “ le imprese temono la stretta”

Il 20 marzo 2017 scorso  la Banca centrale europea ha pubblicato il testo definitivo delle sue linee guida alle banche in materia di crediti deteriorati (linee guida sugli NPL).
Il documento rappresenta uno strumento che chiarisce le aspettative di vigilanza riguardo all’individuazione, alla gestione, alla misurazione e alla cancellazione degli NPL nel contesto dei regolamenti, delle direttive e degli orientamenti in vigore.
Le linee guida pongono l’accento sulla necessità di effettuare accantonamenti e cancellazioni per i crediti deteriorati  in maniera tempestiva _ al fine di contribuire a rafforzare i bilanci bancari _  ma che alimentano presso le imprese forti timori di una stretta creditizia.
Sull’argomento segnaliamo la recente pubblicazione all’interno della rubrica Sette di Italia Oggi (ed.9 aprile 2018) di un articolo a cura della giornalista Sabrina Iadarola che traccia un quadro approfondito della questione anche attraverso le dichiarazioni delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese, in particolare delle tre centrali dell’artigianato.
Confartigianato sottolinea il rischio di pesanti ripercussioni sulle piccole imprese in termini di minori disponibilità di finanziamenti e di maggiore costo del credito. Aspetto questo _ leggiamo nell’articolo _ che appare in controtendenza alle necessità degli artigiani e dei piccoli imprenditori in generale, impegnati ad agganciare la ripresa economica, e notoriamente più svantaggiati dal costo del denaro  e dal razionamento del credito. Basti pensare _ continua il contributo di Confartigianato _ che una piccola impresa in media paga un tasso di interesse effettivo pari al 7,07%, superiore di 301 punti base rispetto al 4,06% pagato dall’impresa medio grande, e che il volume complessivo dei prestiti a favore di imprese artigiane ha subito in un anno un calo di 2,5 mld€.
CASARTIGIANI, entrando nei tecnicismi della questione, ha posto l’accento sul meccanismo delle svalutazioni automatiche delle sofferenze che matureranno a partire dal 2018 sulla base del lasso di tempo in cui un’esposizione è stata classificata come deteriorata. Criterio questo del tutto incompatibile con la ben nota lentezza dei Tribunali italiani e, soprattutto, di quelli operanti nelle Regioni del Meridione. Il paradosso fatto rilevare nell’articolo è la prospettiva che l’ulteriore diminuzione del Credito da parte delle Banche _a fronte di queste nuove disposizione della vigilanza BCE_ sia conseguente alle disfunzioni del nostro Sistema Giudiziario, che hanno ormai natura strutturale e ben difficilmente potranno trovare soluzione nei prossimi anni.
Cna ha rimarcato da ultimo gli effetti che, pur trattandosi di una disposizione che riguarda le banche, si potrebbero avere sull’economia reale ed in particolare sull’artigianato e le PMI. Le disposizioni della BCE in tema di crediti deteriorati non sono vincolanti, tuttavia _ in vista degli stress test di fine anno _  sarà  inevitabile che le banche adotteranno misure precauzionali e saranno ancora più attente ad erogare credito. Inoltre, conclude la CNA, le banche sapendo che dovranno fare più accantonamenti, finiranno per aumentare i costi e saranno soprattutto le piccole e medie imprese a pagarne le conseguenze.
L’auspicio è che il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’UE, valutando ed inquadrando i contenuti dell’Addendum nel complessivo quadro normativo Europeo, superino i disallineamenti presenti nello stesso rispetto alle esigenze dei singoli Paesi assumendo posizioni più coerenti con l’esigenza di garantire adeguati flussi di credito all’economia reale.
 



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