08/01/2018

PURCHE’ LI LASCIAMO LAVORARE E NON SPINGERLI AL “NERO”

CASARTIGIANI SIRACUSA - Nel corso di interviste rilasciate negli ultimi anni ho sempre sostenuto che gli unici settori che possono dare un impulso alla ripresa economica sono l’artigianato e l’agricoltura.
Le risposte sono: la caccia alle ricevute fiscali di 12 euro anziché di 15 e l’immissione nei nostri mercati di agrumi (arance in particolare) provenienti dal Marocco e dalla Spagna e magari immessi con il marchio “Made in Italy”. Eppure voglio prendere spunto dai dati forniti da Unioncamere relative le iscrizioni e cancellazioni nel registro delle imprese nel corso degli ultimi anni.. In un solo numero ci sono state 24.000 nuove iscrizioni e il maggior numero si riferisce all’artigianato con 4.257 imprese nel settore della preparazione di cibi per asporto (pizze, gastronomie, rosticcerie…) e non solo, ma ci sono notevoli numeri anche per un settore nuovo (il tatuaggio) con un + 442%, pasticceri con un + 348%, pellettai (+ 216%), imprese di pulizie con un + 199%.
Non sono solo questi settori dei servizi che hanno risposto e dato un respiro alle nostre economie, ma anche nell’edilizia con quasi 2000 imprese nel comparto dei serramentisti e mobilieri e 1.100 intonacatori. Non c’è settore che ha indicato il segno meno (a parte i fotografi per matrimoni con un -6%). In incremento le estetiste che con 2.269 nuove imprese portano il totale a 25.443. E poi i panettieri con 1.634 nuove iscrizioni per 22.804 imprese, giardinieri con 13.136 imprese e con un + 35% negli ultimi anni. E crescono anche le sartorie, i tassisti, i noleggiatori con conducente e i pasticceri con 400 nuovi iscrizioni negli ultimi cinque anni. Non riportiamo il totale dei dipendenti dichiarati nella domanda di iscrizione perché a mio parere sono sicuramente di più una volta avviata la attività.
Non sono riportate le nuove iscrizioni nel settore degli acconciatori (Legge 174/2005) per le difficoltà di censimento a seguito dell’errata imposizione del Suap presso i comuni di appartenenza e i difficili rapporti fra questi e le camere di commercio e le commissioni provinciali per l’artigianato. C’è, indubbiamente, un calo di iscrizioni all’Albo delle imprese artigiane con il triste risultato che i cancellati passano al “nero”.
Alla luce di questi dati, certi, voglio evidenziare due esigenze:
- Meno controlli asfittici vista anche la possibilità di verifica annuale alla luce degli studi di settore;
- Rispetto dell’articolo 45, secondo comma della Costituzione, “La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”;
- La gestione degli Albi alle Commissioni provinciali e regionali per l’artigianato alla luce della legge 443/1985 così come modificata nella legge Costituzionale n. 3 del 2001 e nel rispetto delle norme del Codice civile che prevedono la gestione dei vari “Albi” dei rappresentanti delle imprese o dei professionisti direttamente dagli iscritti nei singoli albi.
Ci piange il cuore ogni volta che apprendiamo di un suicidio di un piccolo imprenditore. Sono casi che dovrebbero imporre la ricerca di eventuali responsabili di errori e di azioni che hanno spinto la vittima all’atto estremo.
Noi artigiani, come ripeto da anni, siamo costretti a lavorare per vivere e sopravvivere, noi non possiamo essere cassintegrati, disoccupati, esodati. Il 90% dei pensionati godono di meno di 1000 euro mensili di accreditamento. Dobbiamo lavorare e chiediamo di essere lasciati tranquilli e sereni nel nostro lavoro, ovviamente non giustificando l’evasione, ma accusando i “governanti” di turno di non tassarci al di sopra delle capacità contributive (il 68% non è per loro possibile smentire) e ricordare che tutte le religioni invitano a non evadere la “decima”. Allora sì, che l’evasore dovrebbe essere punito.

Michele Marchese Presidente Emerito



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