27/04/2017

Cominciamo a sgombrare il campo dagli equivoci. Noi siamo a favore dei Taxi e degli NCC, non avversi preconcettualmente verso le forme innovative della tecnologia del Car  Sharing, Enjoy, Car2Go, ma un po’ diffidenti verso UBER troppo ancora indefinito e indeterminato e altre diavolerie del post moderno. Tutto questo, non certo per passatismo e per motivi di convenienza o appartenenza sindacale, anche perché si sa che tassisti e noleggiatori prediligono specificità settoriali e sono più difficilmente riconoscibili nell’ambito di una grande Confederazione multi-imprenditoriale .
Non si tratta di una “exusatio non petita , accusatio manifesta” il nostro, come sempre, è un ragionamento intellettualmente onesto impostato su un substrato culturale. Del resto, poi, i tassisti non hanno bisogno del nostro “endorsement” , in quanto sono una forza notevole. Andreotti, per esempio, soleva dire che se hai dalla tua i tassisti, soprattutto a Roma e nelle grandi città, hai vinto le elezioni, anche se all’epoca non c’era la crisi e soprattutto non c’erano i social che trasportano passeggeri sul web e a volte anche le coscienze.
Il nostro è un discorso culturale, sociale e previsionale. Non ci piace il disegno che la società sta prendendo, la sua conformazione, il suo percorso impostato a una caratterizzazione retrofuturista che neanche a pensarci si poteva delineare, così come è avvenuto. Basti pensare al mitico film “Blade Runner” che non a caso era ambientato nel 2019, e quindi ci saremmo quasi ai nostri giorni, in una Los Angeles distopica ( e come si sa la distopia è il contrario e l’avversione dell’utopia) con le piogge acide a metafora dei colpi del destino e dei replicanti a metafora degli esseri umani con la loro finitudine. Così come, la metafora straordinaria, di questo film è alla morte del replicante magistralmente interpretato da Rutger Hauer che dopo la mitica frase: “ Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:  navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”, lascia andare la colomba bianca, simbolo cristiano dello Spirito Santo come replicante o Uomo a rimettere la vita. Quindi, oggi, questa mancanza assoluta del fattore umano che vediamo, in qualche misura, forse paranoicamente emanare da innovazioni troppo tecnologiche ci perplime non poco, acché Ridley Scott  (l’autore di Blade Runner) e Stanley Kubrick con la sua “2001 Odissea nello Spazio” con il prevalere della macchina e dei computer sull’Uomo siano stati, nella loro preveggenza, dei dilettanti conservatori a fronte di quella che è divenuta l’Umanità.
La distopia ci pervade perché questa crisi ha modificato le coscienze e ha fatto prevalere il “tanto peggio, tanto meglio” e come ebbi a dire al grande Presidente Mattarella, in molte città, percorrendole, sembra ci sia stata una guerra. E allora è necessario conservare, sempre e comunque, nonostante il progresso, il fattore umano che è la vera salvezza di fronte all’ignoto la vera escotologia. Com’è noto, più volte abbiamo definito tutti gli artigiani e adesso in particolare i tassisti, genius loci, che nient’altro sono, nella simbologia romana antica, i personaggi simbolo del luogo dove vivono, tanto da fare affermare a Servio: “Nullus enim locus sine genio est”. Quindi la difesa del tassista non è solo, come si usa adesso, per meri motivi economici, la difesa di una corporazione che difende il costo della licenza e quindi la sua “liquidazione”, è la difesa di una società, così come l’abbiamo sempre intesa, dove se si chiudono le insegne e si cancellano questi punti di riferimento mobili, identificabili e rassicuranti prevale sempre più la pioggia acida alla Blade Runner , il silenzio con il suo fragoroso rumore e la mancanza di speranza. Se c’è una cosa di buono in questa vicenda di UBER che rievoca lessicalmente in qualche misura il “deutschland uber alles” e la cosa non ci piace, è quella di avere rassicurato gli animi, normalmente vicendevolmente ostili tra artigiani, tra taxi e NCC. Un’inconfondibile battaglia tra poveri, una tendenza catastroficamente consueta nel Paese dei Guelfi e dei Ghibellini , dei Capuleti e dei Montecchi. Una lite che si sarebbe, sempre, potuta comporre se si fossero da tutti rispettate le regole, perché il vero nemico è la crisi che ha fatto diminuire il lavoro e quindi ha indotto i meno corretti o solo i più disperati alla trasgressione. E poi gli odi atavici hanno fatto il resto. Del resto questo è il Paese, soprattutto laddove c’è povertà, dove paradossalmente si preferisce denigrare il successo dell’altro piuttosto che crearsene uno proprio. Ma, tranquilli, tutto lascia prevedere che l’utilizzo della propria auto vada man mano scemando e che a condizioni favorevoli ed economiche, saranno sempre più quelli che utilizzeranno i Servizi pubblici e questo diverrà un mercato grande e attrattivo. Non sembri questo un discorso per dirla come Harry Potter da “babbano” (non maghi) perché per alcuni neo-opinionisti che per fare i rivoluzionari nei social a tutti i costi equiparano chi è fuori da logiche eversivo cibernetiche out “tout court” noi siamo per il Servizio sociale e culturale dei taxi e dei loro cugini NCC. E questo guardando al futuro e non guardando al passato. Questi “genius loci” itineranti, perché non c’è luogo senza genio. Il genio artigiano. 

 



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