17/06/2010

Partiamo da un apodissi o se preferite da un assioma ormai divulgato e consolidato : “tutelare e rappresentare l’artigianato non è propriamente la stessa cosa, che rappresentare e tutelare la piccola e media impresa”.
Questo è il nostro pensiero e non solo il nostro per la verità, ed è tra l’altro, facilmente dimostrabile.
L’artigianato è un settore variegato e complesso ed eterogeneo tanto da mettere in difficoltà il legislatore quando si dovette trovare una sintesi di natura professionale al tempo della legge quadro, ma che, aldilà di questo, è contrassegnato in magna pars e per grandi numeri da oltre un milione e centomila ditte individuali e quindi , in sostanza micro impresa. Pertanto, gli artigiani che stanno nei limiti o perlomeno nell’ambito della piccola impresa, sono in netta minoranza, diciamo circa 300.000, di cui però moltissime imprese familiari. Tra l’altro, oltre i 10 dipendenti nell’artigianato vi sono, solo, circa 50.000 aziende, queste più riconducibili alla PMI, presenti soprattutto nel Nord.
Inoltre, la “conquista” con il nostro concorso (dell’artigianato) della legge sulla S.r.l. pluripersonale artigiana, offre ora l’opportunità (non ben sfruttata fin’ora) anche giuridica a tutte quelle piccole e medie imprese (circa il 90% di quelle italiane) che “navigano” nel mare magnum dell’ “indefinito” di divenire o meglio di qualificarsi propriamente artigiane. Questo, che oltre ad essere un auspicio può divenire anche la fortuna del nostro settore e dell’economia della Nazione è anche dicotomicamente la ragione che porta a connotare e verificare una volta compiuto il “percorso” di disboscamento dall’ “indefinito” attuale , all’artigianato, di tante aziende , di “due ambiti artigiani” o meglio dell’artigianato tradizionale , che c’è sempre stato, soprattutto in Italia, e che è una nostra peculiarità e chance in più, fatto di ditte individuali e familiari e dell’artigianato più propriamente imprenditoriale quello cosiddetto di piccola e media impresa, che si realizza o si realizzerà in forma giuridica S.r.l.
La distinzione non è solo semantico-lessicale per voler dividere l’impresa artigiana a tutti i costi, ma di opportunità ,oltreché, di giurisprudenza e di chiarezza. Insomma, non è retorica dettata dal fatto che noi apparteniamo alla scuola o all’opinione economica imprenditoriale , che non considera l’impresa un “unicum”e che si contrappone ad una scuola cosiddetta olistica (termine mutuato dalla medicina) che invece vorrebbe tutta l’impresa uniformata sotto una sola regia legislativa, giurisprudenziale , contrattualistica, de facto se non de jure e rappresentativa.
Dimostriamo, perché non è giusto e non conviene a nessuno pensare in termini di impresa generale, soprattutto in Italia dove l’artigianato fortunatamente non è un noumeno , ma un fenomeno dalle caratteristiche dell’eccezionalità.
Sono almeno cinque comunque le analisi dimostrative e riguardano l’aspetto contrattuale, in considerazione dell’ambito neo umanistico che consiste nell’artigianato, quello normativo, quello relazionato alla new economy a quello del credito e quelle relazionate ad decentramento e ci fermiamo qui.
In tema di contratti si pensi a tutto il caos dell’art.18, viene subito da pensare e da considerare come abbia potuto sopportare fin’ora una categoria come la nostra delle regole contrattuali tarate sulla grande impresa o comunque sulla media piccola quando circa cinquecentomila aziende hanno un solo dipendente e altre circa duecentomila, due ( con cinquecentomila oltre senza dipendenti). La filosofia di impresa, le dimensioni la stessa ratio, il mercato, la preparazione, forse anche per questo la logica, le finalità, il respiro , tutto è diverso. Ma, anche qui, il sindacato per tradizione e scuola ha sempre impostato, soprattutto nel passato, la sua logica che è quella di una formazione culturale relazionata storicamente sul grande. Ricordo a proposito una “feroce” discussione del giovane sottoscritto con Bertinotti allora segretario generale aggiunto alla CGIL. Ora per la verità grazie anche alla determinazione di valorosi colleghi rendiamo più cara la pelle.
Purtroppo però il problema resta, i contratti così tarati non vanno bene per la nostra categoria artigiana, uniformata tra coloro che sono al limes della piccola e media impresa e l’artigianato tradizionale, anche e soprattutto perché le guarentigie richieste ad una azienda dimensionata , non possono essere certo sopportate da imprese individuali con uno o due dipendenti. Ci dovremmo dare finalmente una logica per il bene della categoria o perlomeno nel nostro caso, per il bene di quella categoria di artigianato tradizionale alla quale ci sentiamo più vicini per formazione, cultura e impegno, della e con la quale vivono milioni di famiglie italiane.
Per quanto riguarda la normativa si pensi alla 626 e alla 488, pleonastico con queste premesse ricordare, che non c’è stata mai una politica vera per favorire la nostra tipicità, la nostra peculiarità tutta italiana di un artigianato a germinazione spontanea anche e soprattutto nella zona arida economicamente, quasi fosse un cactus dalla linfa vitale autosufficiente , che spesso però disseta i dispersi.
Ricordo le tante discussioni al CNEL, con i fautori della scuola teoretica che dissertavano sull’essere minus dell’artigianato, sulla assoluta soffocante necessità di un piano regolatore che cambiasse a tavolino la strategia economica del Paese adeguandola all’Europa anglo franco tedesca. Così come la discussione fu vivace nel contesto della Conferenza europea sull’artigianato e la PMI di Milano nel 97. Ma tant’è il “cactus” artigiano sopravvive nonostante tutto, per germinazione spontanea e per ricambio naturale e cresce anziché diminuire , con buona pace dei teoretici e delle strategie dirigistiche.
Tant’è, che anche noi abbiamo cambiato strategia e guardiamo di più ai grandi provvedimenti anziché a provvedimenti specifici di sostegno. In altri termini, anziché piccoli successi di circostanza e di settore, che si possono ottenere più in ambito locale, guardiamo ai provvedimenti importanti , al fisco, alle infrastrutture, alla lotta alla criminalità, al credito, al costo del lavoro. In una parola, alle riforme che questo governo si è impegnato a fare per far crescere l’Italia. Tanto, se cresce l’Italia cresce l’artigianato si pensi alla new economy ed alla distinzione con la piccola e media impresa. L’artigiano ha una agilità operativa, che si inserisce perfettamente in questa nuova possibilità , cosa che non avviene, frequentemente, per nessuna impresa dimensionata, che necessariamente è legata al mercato territoriale o al più nazionale, alle sue rigide e perimetrate regole.
Certamente, molte aziende dimensionate si stanno adeguando, ma guarda caso lo stanno facendo o parcellizzandosi o sottodimensionandosi e quindi spesso divenendo artigiane (ricordando sempre le prospettive delle S.r.l. unipersonale) ,
Sarà sempre più una questione di libera scelta e di opzione, ma l’artigianato produttivo in particolare nei settori artistici vince qualsiasi monopolio, perché ha un rapporto qualità-prezzo irraggiungibile.
Le competenze sull’artigianato poi, sono decentrate in gran parte e soprattutto nei contesti delle categorie a sostegno e dell’innovazione in ambito di enti locali, la piccola e media impresa no, dovrà sempre in qualche maniera per quanto snella, agile, duttile, restare legata alla grande industria ed alle sue regole.
Nell’artigianato si può parlare di neoumanesimo del lavoro, da sempre, nelle aziende più grandi si può solo cominciare a sussurrare . Da noi, c’è sempre stata una partecipazione emotiva ed economica del dipendente, spesso addirittura i ruoli si supportano, anche perché spesso si è legati a vincoli di parentela o comunque di radicata amicizia. E questo nonostante il “sasso” buttatoci tra i piedi della 108, che sembrava fatto apposta per dividere, facendo nascere sospetti e diffidenze.
In ultimo si pensi al problema creditizio, che è una delle cose che ci sta più a cuore, a parte il fatto che molto dipende da noi e non più dalla politica.
Poiché se faremo crescere cambiando tutti mentalità il progetto della banca degli artigiani con Artigiancassa BNL saremo nella condizione di rendere il migliore servizio della categoria.
Il credito al progetto e non ai capitali è il nostro vecchio sogno, la nostra utopia.
Nella piccola e media impresa il finanziamento è al bilancio e non può essere altrimenti, nello artigianato può e deve essere pur con valida istruttoria, visti anche i precedenti, al progetto.
Combinare le due esigenze vuol dire non fare il bene di nessuno e impedire a nuovi artigiani imprenditori di nascere, condannandoli alla ricerca del posto di lavoro.
Gli argomenti trattati ci riportano al postulato, rappresentare l’artigianato non è propriamente la stessa cosa che rappresentare la piccola impresa. Si può obiettare che nel commercio il cambio c’è stato, epocale, repentino e violento e che le organizzazioni rappresentative , lo hanno controllato perché ineluttabile. Ma è ovvio rispondere che il paragone non regge , perché tra artigianato e commercio le diversità sono nette, anche se spesso non comprese dalla gente comune e quel che è peggio dai politici. L’artigianato si adegua ai tempi, da servizi o produzione, sopravvive perché necessario , offre sempre e si adegua a nuove opportunità. Il piccolo commercio, se non in alcune zone, non poteva reggere il confronto con la grande distribuzione, poiché nello stesso contesto, e con la stessa logica l’offerta era ed è troppo diversa. Quindi, se togliamo l’agricoltura e settori in cui la differenza è fatta da forme giuridiche trasversali , quali le cooperative soprattutto, in Italia l’impresa o è grande, media e piccola o è artigianato.
Le organizzazioni artigiane devono cominciare a porsi il problema se rappresentare l’impresa o l’artigianato perché spesso il “conflitto” delle esigenze è palese o comunque se non si può abbandonare la piccola impresa, sarà forse necessario creare un comitato interno per il solo artigianato. Poi, ognuno si regoli come meglio crede, perché le idee possono essere diverse, ma si tenga conto che la distribuzione delle forze o se volete delle divisioni, favorisce i motivi della crescita.
Noi di CASARTIGIANI la nostra scelta l’abbiamo fatta da tempo. Solo artigianato, è uno degli slogan dettato da convinzione, che ci è più caro. Le nostre battaglie, le nostre opinioni, la nostra forza rappresentativa la stessa nostra struttura di servizio ed assistenza è rivolta solo agli artigiani. Ed è questa una delle tre condizioni, forse la principale insieme all’autonomia organizzativa delle nostre strutture e alla apartiticità, che hanno giustificato la nostra ragione di essere e il nostro successo, soprattutto dopo la cosiddetta prima repubblica.
Su questa strada noi continueremo a batterci, consapevoli che è più forte la autorappresentanza del comparto, che il nostro ruolo , ma che il nostro impegno può dare un buon contributo, soprattutto in un Paese, dove l’Industria che pure ha grandi straordinari meriti soprattutto nel primo ammodernamento della Nazione, ora conserva molto potere, ma è soprattutto, salvo rispettabilissimi a volte prestigiosi casi, rendita di posizione.
Forse non servirà a cambiare le cose questa analisi, ma la dovevamo fare, perché la coscienza ci obbligava a farlo.



© 2015 - CASARTIGIANI - Confederazione Autonoma Sindacati Artigiani - Realizzazione siti web - web marketing