Nella foto Manlio Germozzi, mito dell’Artigianato e amico personale del nostro Presidente
Ormai ci siamo, anche quest’anno puntuale suggestivo e pieno di ricordi arriva il Primo Maggio che coincide con San Giuseppe, Festa dei Lavoratori artigiani. L’adunata è già stata “convocata”, ci si vede tutti o quasi di fronte alla basilica, finiscono le rivalità (almeno si spera) e miracolosamente si torna sui passi dell’eterno giudizio, della passione politica, dell’impegno civile, del bene recondito, del fair play.
A torto si pensa che il 1° maggio sia solo uno scontro rappresentativo politico di gente adunata per significare la propria fede e la propria cultura.
Avrei voluto fare la tradizionale corsetta intorno “all’alberata”, a toccare come limite le due basiliche quella di San Giovanni paradossalmente indicata ai cattolici e quella di Santa Croce in Gerusalemme dove è conservato un pezzo della croce di Cristo che Sant’Elena avrebbe portato a Roma ai laici. Avremmo voluto, ma non ci è attualmente concesso, così i ricordi fanno chilometri e chilometri. La Storia, la virtù, l’arte e il luogo di abitazione di grandi attori italiani da Gassman ad Alberto Sordi, sì proprio lui, da Marcello Mastroianni a Silvana Mangano si respira partecipazione e come si sa libertà con la benedizione di Giorgio Gaber.
Ma quello che ci preme ricordare è stato, dal punto di vista sindacale, la presenza su quei luoghi di Luciano Lama e udite, udite di Manlio Germozzi.
Luciano era il mitico Segretario Generale della CGIL e ha contribuito, dal punto di vista delle istituzioni civili, a perfezionare l’Italia e a dare speranza ai lavoratori. Il tempo è passato, quasi 50 anni sono trascorsi, tanto tempo che ci pervade e ci rassicura ma nello stesso tempo ci preoccupa, perché una cosa abbiamo capito che il fluire del tempo è un impegno con noi stessi e la felicità è insidiata quanto mai amata. Quello che ogni anno, a noi di Casartigiani, dà il senso dell’appagato, del riconosciuto e dell’emblematico è lo spazio del percorso dedicato a Luciano Lama e a Manlio Germozzi. Manlio, grande amico, rappresentante di tutto l’artigianato; nessuno come Lui e nonostante la differenza di età mi voleva molto bene e voleva che rappresentassi la volontà giovanile di riconoscere in Lui, come io peroravo, il rappresentante di tutti, Confartigianato in primis, soprattutto con il divo Giulio, il magico irripetibile Giulio Andreotti.
Non gli è stato concesso e fu uno sbaglio.
Manlio era un uomo di eleganza, di simpatia, capace di grandi slanci e di grandi ostacoli. Lo incontrai, la prima volta, grande divertissement, di sera al cinema Corso. Era in compagnia di una splendida signora, gli dissi con l’allegria giovanile: “Presidente, sono Basso della C.A.S.A. posso esserle utile?” Lui, un po’ impaurito dalla calca, mi disse: “magari”.
Gli feci largo tra la folla con il fisico atletico degli anni, trovai due posti in prima fila e li feci accomodare. E da lì nacque una strepitosa amicizia con quel signore che avremmo dovuto onestamente eleggere a Presidente di tutti. C’è una strana ritrosia masochista in noi dell’artigianato, avremmo potuto vincere ogni battaglia uniti, abbiamo avuto silenziosi sguardi e paura di osare mentre avremmo dovuto pensare che quando si propone un leader i meriti sono evidenti. Adesso Manlio non c’è più, c’è un giovane seguace Marco Granelli, affiancato da Enzo Mamoli e Costantini per la Cna.
La festa di San Giovanni la ricordano soprattutto loro e noi, con la nostra buona volontà e la nostra straordinaria esperienza, di trovare una via di uscita. Ogni volta che volete vedere la nostra storia andate in via di Santa Croce, all’ipogeo. Vivrà quello che più rispetterà la storia e troverà un posto in prima fila a chi crede nel fato e dà il senso che tutto non è perduto. Almeno, stavolta, non si potrà dire “sic transit gloria mundi”.
Ciao Manlio, ciao Luciano, tanto siamo sicuri che sarete lì, in mezzo alla gente, a festeggiare San Giovanni.
I visi sono gli stessi, le braccia anche, non ci lascerete soli.