Usciva presto la mattina il nostro Michele Marchese, quando Siracusa dorme o meglio riposa, dal 730 a.C., la polis sicuramente più bella e suggestiva della storia, caratterizzata da uno scenario suggestivo, in cui brilla come un diamante l’isola di Ortigia, unico irripetibile di un surreale insieme ed è lì che il Rais, come veniva appellato come un grande capo della tonnara, aveva soprattutto piacere di tornare, Lui, catanese di nascita ma sempre più aretuseo.
Lui, bramoso di gloria che non voleva per sé ma per la sua gente che amava. Adesso, se ci vuoi parlare o comunque comunicare vai ad Ortigia e sappi aspettare.
Michele Magno torna, come sempre aveva voluto fare, perché a Siracusa c’è la storia, a Siracusa c’è il sole, che riscalda anche troppo, che sia torrida o afosa comunque sia l’estate.
A Siracusa c’è parte di Lui, sintesi perfetta e preferenziale di questo mistero che è la vita senz’altro greca e poi via via bizantina, normanna, araba, addirittura genovese, come nostra diversità racchiusa in quel golfo rarefatto di pace e incomprensibile realtà.
Solo chi ne ha la possibilità può conoscerla, viverla più che studiarla.
Michele la incarnava e ne dipanava il mistero con la sua splendida comunicativa, con quell’orgoglioso, trasfigurato volto greco che “nomen omen” ne dimostrava il lignaggio. Grande amico mio, che faceva dell’insegnamento il coraggio.
Michele camminava in silenzio, senza far rumore, tanto oramai non tribolava il cuore per nessuna emozione.
Se avessi voluto la pace sarebbe stata questa l’occasione, con il suo passo lento, fino all’ultimo senza bastone, come una preghiera laica, come quando a Venezia celebrava Santa Lucia, come amava la Madonna delle Lacrime che lo benediceva solenne figlio, storico adepto.
Mi disse l’ultima volta “chi prega si salva” rifacendosi a Pascal. Lui, religiosissimo, che non pregava per superstizione ma era grato che il Signore ci avesse regalato questa occasione.
Scendeva verso Ortigia e trovava volti uguali che lo rassicuravano, come Lui aveva rassicurato sempre il bisognoso. Nessuno mai gli aveva recato offesa perché Lui non aveva mai nessuno lasciato irresoluto, deluso e non erano solo parole ma uno straordinario esempio che trascendeva sempre in puro sentimento.
Il Rais conosceva si il vanto ma soprattutto il sacrificio, era il suo esperanto coniugato alla solita ma unica, straordinaria, accattivante personalità, cui dava tutti un pegno di moralità.
La giornata è finita e a Siracusa c’è “Lucia occhi dell’anima, della vita mia, irrinunciabile Signora della mia civiltà, che amo profondamente per la sua umanità e per la sua beltà. Non ti lascio sola, come soli non posso lasciare i tuoi occhi intensi quanto è profondo il mare”.
Michele nacque il 1° giugno, l’inizio dell’estate, facciamo in modo che il nome non abbandoniate.
Vive chi ha amato ancora e chi ha apprezzato.
Giacomo Basso