Qualunque fosse il convincimento, diciamo lo stemma di famiglia di Mauro Sangalli dovevamo ottenere una reimpostazione e l’avevamo ottenuta.
I meriti, le attitudini erano lì pronti a palesarsi per donare il senso della sacralità o perlomeno del rispetto dei ruoli.
Mauro era certamente pervaso da una vocazione strategico imprenditoriale ed era riuscito molto bene. Del resto, in questo terzo ambito di assistenza erano molti i giovani alla ricerca di affermazioni come a dire o fai l’imprenditore, o fai politica, o vinci la tua battaglia personale alla ricerca di te stesso, del tuo impegno novecentesco a dare il senso conclamato al bisogno di approfittare, ancora, di quanto di positivo è stato fatto oggettivamente per l’impresa. Così nasce la leggenda, un timido anche se rapido di pensiero assistente artigiano trova la sua strada, trova la sua interpretazione vincente nel migliorarsi sempre di più, nel fare ermeneutica artigiana e soprattutto umanesimo artigiano che è impossibile dimenticare per dare un senso a scrivanie, ad accurati biglietti da visita, a capirne il valore prima che il valore stesso esplichi la sostanza e la conoscenza professionale.
Il destino, quindi, è segnato e la strada è diretta, noi siamo tutti vice imprenditori, così come noi siamo il lavoro che ci distingue.
Mauro dà dimostrazione di sé stesso e l’affetto e il rispetto per un player come lui cresce a dismisura e piovono anche riconoscimenti, civili come il cavalierato e professionali come premio della umanità.
Finalmente appagato dagli aspetti umanistici, non senza una certa fedeltà, più di una lacrima cadeva sulla memoria di Giannantonio Negri e di tutti gli altri da Magli a Bettini e al ricordo di loro.
Qui comincia la grande affermazione. Lodi è sempre stata ricordata per la sua battaglia con Milano, nel Medioevo perennemente rievocato.
Non ci sono state giostre, sfilate, duelli, anche quelli tra gli amanuensi, anche quelli che hanno visto concorsi vincenti nei giorni di eleganza e di qualità. Mauro con la sua curiosità e il suo amore per la sua storia vive con passione e cultura e i ricordi sono già futuro.
Mauro, con questa dietrologia e questo tratto poetico di infallibile orgoglio carducciano, proprio quando si manifesta in lui un convinto pensiero cristiano, commuove quando semplicemente in un ambito crepuscolare prende la difesa della gente, della povera gente che rievoca Manzoni e i suoi “I promessi sposi”, di modo che Pippo Catania diventa Renzo Tramaglino, meno arruffapopoli ma più convinto sostenitore di Ferrer. Manzoni e Carducci esprimono il loro significato lombardo e toscano non senza lasciare il rimpianto della grande poesia ottocentesca italiana, con Pascoli ad accentuare il tratto decadente e commovente.
Mauro percepisce subito che c’è stato un errore di valutazione ma qui la sua modestia innata e il suo senso di tolleranza, di nostalgia del passato e l’inguaribile senso di colpa garantiscono qualsivoglia mancanza di invidia e gelosia. Un uomo integro, commosso, vero con quella ripetizione agnostica “ti pettinò co’ bei capelli a onda tua madre… adagio, per non farti male”.
Fretta e impazienza di recuperare le cose e far tornare l’Italia e le amate sponde in un sorriso, in un respiro, in una speranza in quei modesti orgogliosi personaggi a cui si rifacevano tutti i letterati che avevano impegnato studi e proposte affinché l’Italia tornasse il Regno e desse il senso del recuperato amore.
Narra la leggenda che Mauro abbia fatto un sogno, poco più che bambino, di una splendida signora che lo abbia raccolto mentre le correva incontro. Lei era la regina di tutte le regine, la regina Margherita che tanto voleva una Italia generosa e ricca in quella corsa verso l’abbraccio.
Mauro racchiuse in sé il senso di serietà e di novità. Grazie Mauro per quello che hai fatto in questi tempi e per quello che tornerai a fare, perché tu non sei uno di quelli che si espone per orgoglio ma sei uno di quelli che se promette fa e tutti gli vogliamo bene e diamo a lui coscienza e riconoscenza e questo sarà per sempre.